Connemara e i pony d’Irlanda


Connemara Trails

Se tutta l’Irlanda è selvaggia, il Connemara è sicuramente il suo angolo più selvaggio. Lo scriveva nel 1881 Paul Bourget, romanziere e saggista francese. E’ passato più di un secolo da allora, ma poco è cambiato. In questo pezzo di terra a nordovest di Galway la natura non è mai stata addomesticata dall’uomo. Sulla costa, le rocce scure strapiombano nell’oceano Atlantico. All’interno, le montagne si alternano a laghi e torbiere. Impossibile fare l’identikit di un posto del genere: perchè sole, pioggia e vento ne cambiano continuamente i connotati e i colori. Quando la luce riesce a farsi strada tra la coltre di nubi, accende all’improvviso il verde dell’erba e delle felci e il rosso delle siepi di fucsia. La gente (poca) che vive qui è aspra, ma schietta. Gente di brughiera. Come Willy Leahy, che non si toglie mai dalla testa il suo cappellaccio di feltro sformato. E’ una personalità, nella zona. Fino a 35 anni fa, faceva quello che fanno in molti da queste parti: allevava cavalli. Per la precisione, pony di razza Connemara: animali da sella, perfetti per i lavori agricoli, robusti e infaticabili, di buon carattere. Ma Willy aveva la vista lunga. E quando si è accorto che cominciavano ad arrivare i primi turisti a Galway, gli è venuta un’idea: portarli a spasso per la contea con i suoi pony.

Detto e fatto: è bastata una decina di volantini scritti a mano e distribuiti nelle pensioni e negli alberghi della città per ricevere il primo “ingaggio”. “Mi ha chiamato il direttore del Great Southern Hotel, per dirmi che un gruppo di 26 francesi voleva fare un escursione a cavallo sulle montagne”, racconta. Willy possedeva solo una decina di bestie e sei selle, ma non si è scoraggiato. Ha bussato alla porta dei suoi amici e ha messo insieme quello che gli serviva. Così è cominciata l’avventura della sua Connemara-Trails, che ora è diventato un centro equestre conosciuto da molti appassionati.

Oggi Leahy e i suoi figli passano le giornate a portare a spasso i turisti. Ma lo spirito è rimasto quello di una volta. E lungo i sentieri percorsi mille volte, i capricci della natura impongono di procedere con prudenza. L’esperienza di Willy è indispensabile. Difficile orientarsi tra i boschi, gli acquitrini, le piste battute dalle mandrie di mucche e trasformate in pantani. Lui sorride, racconta aneddoti, mostra quali sono gli appoggi migliori per i cavalli, quando tocca procedere sulla roccia bagnata o si sprofonda nel fango. I pony obbediscono docili. Si caracolla sulle loro schiene senza paura, perchè le gambe quasi sfiorano il terreno.

“Quando arriveremo sulla costa”, promette Willy, “allora comincerà il vero divertimento. Si potrà finalmente galoppare”. Non si sente la fatica, anche se le ore passano: davanti agli occhi, i panorami sono sempre nuovi. E la natura è padrona incontrastata: niente case, niente chiese, niente fattorie. Come se l’uomo avesse rinunciato a lasciare le sue tracce. Forse l’unica costruzione degna di nota del Connemara è l’abbazia di Kylemore, una residenza vittoriana in stile neogotico costruita da un ricco commerciante di Liverpool nella seconda metà dell’800, in riva a un laghetto bordato di rododendri, nella zona tra i monti Twelve Bens e i monti Doughruagh.

Finalmente si arriva sul mare. I pony si muovono con agilità sulle rocce che lambiscono l’acqua. Il profumo di iodio è intenso e gli spruzzi colpiscono il viso. Willy sorride sornione, davanti agli sguardi perplessi che lo interrogano: ma non doveva esserci una lunga spiaggia per galoppare, qui? Take it easy. Adesso è il momento del lunch. Sempre lo stesso, ma lo si potrebbe mangiare all’infinito. Non è quasi concepibile desiderare altro, in questo posto e in questo momento: pane a cassetta, grandi fette di prosciutto e di tacchino, formaggio cedar e formaggio irlandese bianco, pomodori, lattuga. Senape e maionese sono immancabili, così come il tè e i biscotti. Willy se la prende comoda, ci mette anche una pausa per il relax.

Ma sa il fatto suo. Infatti, dopo un pò, ecco che l’acqua comincia a ritirarsi. E’ l’ora della bassa marea. Come per incanto, le rocce lasciano posto in pochi minuti a una distesa di sabbia bianca: è il momento di lanciare i cavalli al galoppo. Ogni tanto, in certi punti, bisogna alzare le gambe per non bagnarsi: ma la corsa è quanto di più entusiasmante si possa immaginare. Unico rimpianto: in questo periodo la marea non consente di raggiungere in sella la Finish Island, un isolotto poco lontano dalla costa, un tempo abitato da una comunità di cui restano come tracce i ruderi delle abitazioni.

La galoppata scalda il cuore e il sangue. L’acqua che lambisce le gambe non sembra neppure tanto fredda. Qualcuno spinge il pony più al largo, fino a farlo nuotare: il cavallo e il suo cavaliere ondeggiano allora leggeri, come senza peso. E mai come in questi momenti ci si sente davvero tutt’uno con la natura.

Sono ormai le sette di sera, quando si rientra in albergo. Resta il tempo per una doccia veloce prima di cena. E dopo, tutti al pub: tra una Guinness e l’altra, le amicizie nate in sella  acquisiscono sfumature più intime. Le emozioni della giornata diventano confessioni sulla propria vita. Poi tutti a nanna. Domani mattina, il clacson del Land Rover di Willy chiamerà a raccolta per una nuova avventura e prima di partire, bisogna trovare anche il tempo di controllare i ferri dei cavalli e ripulire un pò gli animali dal fango!




You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply