March 5th, 2008 Maldive - Dhoni Mighili
Blu assoluto. La superficie dell’acqua è increspata solo, a tratti, dai guizzi dei pesci. La brezza del mattino sembra non sfiorarla. Un’isola minuscola, Dhoni Mighili: bastano dieci minuti per girarla a piedi. Senza nemmeno prendersi la briga di infilare un paio di sandali. Qui tutti camminano scalzi. Niente orpelli: un costume da bagno, un pareo e un paio di occhiali da sole. Ogni altra cosa sarebbe superflua. Due passi sulla terrazza in tek del bungalow e altri quattro per raggiungere il pontile di legno scuro che pare disegnato sull’azzurro del mare. Qui il dhoni, l’imbarcazione a vela tradizionale delle Maldive che ha dato il suo nome anche al resort, è pronto a levare l’ancora. Il thakuru (una sorta di maggiordomo che viene assegnato agli ospiti del resort e resta a loro disposizione per tutta la durata del soggiorno) tende le braccia e aiuta a salire a bordo. Tutto è già predisposto per una giornata tra mare e cielo.
L’equipaggio dà il benvenuto, poi comincia ad armare la barca e issa le vele. Il capitano è al timone con il sole alle spalle, si punta la prua a ovest: la linea dell’acqua, all’orizzonte, si sfalda per effetto della luce. Ci si può accoccolare tra le vele e scrutare lontano, oppure ritirarsi in cabina quando gli occhi non ne possono più di tutto quel bagliore; o ancora, leggere un libro, piluccare un pò di frutta, ma far passare le ore sembra essere l’ultimo dei problemi: qui lo spazio e il tempo si dilatano e le loro unità di misura perdono significato.
Ecco, il dhoni si avvicina a un’isola che sembra il disegno di un bambino: tre palme, una spiaggia bianca, silenzio assoluto. Un tuffo in quell’acqua tiepida, con la maschera e il boccaglio, per fare la conoscenza dei suoi abitanti: centinaia di pesci colorati di ogni tipo, che si avvicinano come volessero prendere cibo dalle mani. Pesci clown, pesci pappagallo, pesci angelo dalla testa blu… guizzano tra i rami di corallo e gli anemoni marini, senza mostrare timore.
Solo 30 minuti di idrovolante separano Dhoni Mighili dalla capitale Malé, ma dall’atollo di Ari, la città è un ricordo lontano. Sull’isola vengono messi, a disposizione degli ospiti sia un dhoni privato sia un bungalow. Sei barche per sei capanne e ognuno si ritaglia la propria vacanza su misura. Si può decidere di veleggiare da una spiaggia all’altra, oppure di rilassarsi all’ombra delle piante che rinfrescano la veranda. A terra si dorme nell’undholi, il letto basculante di legno intagliato: proprio come per secoli ha fatto la gente del posto. Sul dhoni, lungo una ventina di metri, la camera e il bagno disegnato da Philippe Starck si sposano alle decorazioni tradizionali e la finissima biancheria italiana non stona con l’equipaggiamento super-tecnologico (che contempla lettore dvd con schermo al plasma e lettore mp3). La prua, adibita a ponte-sole e zona relax con grandi cuscini, di sera si trasforma in un intimo angolo per cenare a lume di candela.
A Dhoni Mighili si ha l’impressione di essere naufraghi felici in un’isola deserta. Perchè è raro imbattersi negli altri ospiti del resort; succede solo di tanto in tanto, magari quando ci si presenta alla spa per un massaggio con le pietre calde. Ma se si desidera la privacy totale, si può addirittura affitare l’intera isola. E “occuparla” in esclusiva con i propri amici o con la famiglia. Solo il thakuru, come il genio buono della lampada è pronto a materializzarsi in qualunque momento per esaudire ogni desiderio: una cena sulla spiaggia, una gita in barca sotto le stelle, un incontro ravvicinato con le mante.


