Caduta del comunismo nell’Europa dell’est


Budapest di notte

Fino a non molti anni fa, il venerdì mattina vecchi modelli di macchine stracariche si incolonnavano per uscire da Praga, in direzione della campagna dove la popolazione ceca trascorreva il tempo libero. Ma adesso il sabato e la domenica i lavoratori si rimboccano le maniche e spazzano via il grigiore di quattro lunghi decenni di comunismo.

Ora si lavora cinque volte più di prima e si lavora dieci volte più duramente!

A Varsavia il vecchio quartier generale del partito comunista ospita la nascente borsa valori della Polonia. Non molto distante, insegne luminose rischiarano la notte, sbandierando nomi come Coca Cola, Marlboro e Hitachi. I polacchi hanno iniziato a comprare belle macchine, prima possedevano automobile ammaccate e non gliene importava niente di lavarle, ora vi è fervore nel mercato degli autolavaggi, donne in uniforme lucidano Mercedes Berlina e Cavallini Rampanti!

Per chi ha ancora il ricordo dell’odore putrido dei gas lacrimogeni e dello squallido luccichio del comunismo corrotto, tornare nei paesi ormai liberi dell’Europa orientale deve essere una piacevole sorpresa. Dal punto di vista culturale, economico e politico i paesi dell’Europa hanno costruito rapidamente la democrazia sulle rovine della dittatura e sono passati dallo stato di povertà alla prosperità sul modello occidentale. Dovunque è possibile cogliere il fermento della ricostruzione. Sebbene la Romania e la Bulgaria continuino a rimanere un pò indietro, i paesi più ricettivi dell’Europa centrale sono riusciti a evitare sia la violenza etnica che ha dilaniato la ex Iugoslavia, sia la spaventosa inflazione che ha devastato la Russia. Nonostante alcune battute d’arresto economiche e politiche, l’Ungheria, la Polonia, la Repubblica Ceca e la Repubblica Slovacca hanno tenuto libere elezioni, hanno garantito il rispetto della legge e reso possibile ai cittadini viaggiare liberamente. La vita quotidiana e quindi ritornata alla normalità.




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