December 19th, 2007 Epiceries di Parigi
Sicuramente li avete adocchiati, en passant. Che fosse a Parigi o nei paesini più sperduti dell’Esagono, non c’è luogo abitato in Francia che non abbia la sua épicerie, anzi il épicier o la sua épicière, spesso una persona dimessa, familiare di tutto e di tutti, che propina, nello stesso generoso e rassicurante modo, le caramelle ai bambini e la spesa quotidiana alle mamme. Quel salva-cena dove quando il pane è finito, o quando servono urgentemente la carta da forno, due pomodori o mezz’etto di pancetta, fa parte del paesaggio immutato di sempre. Insomma, una mera istituzione, con una sua storia e con interessanti evoluzioni contemporanee. Che cos’è l’épicerie? Letteralmente «spezieria», di base è il negozio dove si vendevano le spezie in esclusiva, un tempo anche associate ai medicinali; insomma, una drogheria che proponeva soprattutto prodotti coloniali, di quelli preziosi e odoranti, venuti da continenti lontani. Ciò accadeva nel Medioevo, in un mondo senza grande distribuzione, in cui cose piccole quanto grani di pepe avevano un valore totalmente diverso da quello odierno. Mutando lentamente nel tempo, l’épicerie è diventata, qualche secolo più tardi, l’alimentare generalista che conosciamo. Però la parola stessa, forgiata sul vocabolo «spezia», appunto, lascia ancora intravedere un certo genuino esotismo, odoroso e selvaggio, e non è raro inciampare - specie a Parigi - in commerci vecchi e nuovi che onorano l’origine etimologica. Piccola panoramica, quindi, sulle épiceries più deliziose della capitale francese.
SULLE TRACCE DI AMELIE
Au Marche de la Butte
56 rue des Trois Frères, 18ème
Per chi si ricorda il cattivo épicier del film II favoloso mondo di Amelie e i cesti di frutta secca dai quali si serviva, rapita, la protagonista, una piccola nota sul Marche de la Butte, classica bottega di alimentari di Montmartre diventata, dopo il film, luogo di pellegrinaggio per nostalgici di tutto il mondo. C’è da scommettere che non troverete l’épicier al lavoro, troppo impegnato ormai a incidere dischi e rilasciare interviste nelle quali spiega la fortuna che deve ad Amelie. Il negozio, invece, rimane un bel droghiere all’antica, dall’aspetto curatissimo, con un’offerta, anche di spezie, decisamente ricca.
PANE D’ELITE
Boulangépicier
73 boulevard de Courcelles, 17ème,
Tutt’altro registro se ci si sposta nel cuore del diciassettesimo arrondissement, pieno di professionisti e di abitazioni importanti. Il Boulangépicier vuoi essere un’interpretazio-ne contemporanea della drogheria tradizionale. Non si tratta quindi di spezie, bensì di riconsiderare la funzione dell’alimentare sotto casa: l’iniziativa mira a coniugare l’aspetto conviviale e umano dell’épicerie tradizionale con un contenuto di altissima qualità. Ci voleva, quindi, una zona ad alto potenziale economico, e soprattutto ci volevano due imprenditori fuori norma. Il primo è Eric Kayser, guru parigino del pane che ha conquistato prima il Giappone poi il suo Paese a colpi di baguettes a l’ancienne e di pani deliziosamente aromatici, tutti rigorosamente a lievitazione naturale, a base di farine e ingredienti scelti con cura quasi maniacale. Insemina, Kayser ha reso di moda il pane quando tutti del pane avevano finito per disinteressarsi, riportando l’attenzione su quanto sia importante la qualità d’un alimento così basilare. Per quest’avventura specifica, Kaiser (il boulanger) ha scelto come socio uno degli chef francesi più noti in assoluto, Alain Bucasse (l’épicier), titolare di un bel po’ di stelle e di una quantità di consulenze gastronomiche. Il Boulangépicier si presenta perciò come il forno/drogheria sotto casa, e incarna il sogno più ardito di ogni (facoltoso) gourmet che si rispetti, ovvero uno spazio informale e accogliente dove acquistare, al volo, l’eccellenza. Quindi, pane di Kayser (tutti eccelsi, provare per esempio quello con curcuma e nocciole) e una scelta di articoli gastronomici, alla quale ha provveduto lo chef: si tratta per lo più di conserve, salse, pasta, riso, prodotti essenziali ma molto haut de gamme e scelti con sapienza, in modo da fornire appena ciò che serve per improvvisare una cenetta insieme semplice e terribilmente gourmet. In più il negozio funge da bar: si può prendere il caffè o mangiare un sandwich (di nuovo, non si tratta di un panino qualsiasi ma di golosità, preparate con il pane d’elite di cui sopra e ripieni studiati da Du-casse in persona), o uno dei dolcetti raffinati di Kayser.
LA CAVERNA DI ALI BABÀ
Epicerie Izraél
30 rue Francois Miron, 4ème
L’épicerie Izraél è proprio la caverna favolosa di Ali Babà che ci si immagina. Si trova nel Marais, lo storico quartiere ebraico diventato da tempo bourgeois-bohémien, chic e un po’ pedante, dove convivono stilisti confermati e giovani creativi, bar e ristorantini di moda, un universo gay e una comunità ebraica ortodossa. Un perfetto melting pot, insomma. In questo scenario variegato, l’épicerie Izraél esiste da tempo immemorabile. Dietro la facciata vecchiotta si accatasta di tutto, ovunque, da un’infinità di bustine di spezie macinate ai rametti di erbe secche, dalle specialità gourmet agli alcolici del mondo. E ancora, un’ampia collezione di scatole di latta antiche che vantano prodotti ormai scomparsi, condimenti e frutta secca esposta in cestoni di vimini. Qualunque sia l’ingrediente strambo che andate cercando, c’è da scommettere che lo troverete qui, e i gourmet lo sanno bene. La clientela tende a essere bon chic bon gerire, il meglio in fatto di stile: vi toccherà fare un po’ di fila fra signore e signori bene mentre gli anziani titolari si muovono, minuti, a confezionare pistacchi di Bronte e scatolette di lou-koum, chutney e sali aromatizzati. Nonostante i prezzi non siano esattamente popolari, è una referenza per l’appassionato e comunque un luogo da visitare.
I PROFUMI DEL SUK
Produits exotiques de Sassi Belgacem
4 rue des Poissonniers, 18ème,
Non si esce indenni da un’escursione nel quartiere della Goutte d’Or («la goccia d’oro», chiamato così perché quando la zona era ancora un paesino di periferia, sui suoi pendii si produceva del vino bianco). L’intero quartiere è un piccolo mondo multietnico a sé, a metà strada fra un villaggio africano e un suk magrebino. Fate un giro di sabato mattina in rue des Poissonniers, immersi in una folla multicolo-re di donne che indossano i boubou tradizionali: vedrete per lo più ingredienti a voi ignoti e, serpeggiando fra chi vende pesce essiccato o griglia pannocchie sul marciapiede, vi sembrerà per un attimo di esservi trasferiti m qualche mercato popolare d’Africa. Camminando, coglierete l’aroma delle tajine (lo stufato marocchino, cotto in un recipiente di terracotta dal caratteristico coperchio conico) che vengono servite in localini piastrellati, identici a quelli che si trovano in Marocco, vedrete botteghine integralmente dedicate al commercio del té, della menta o del coriandolo, pasticcerie straripanti di dolcetti arabi grondanti di miele e sciroppo, spezierie vecchie e buie che forse manco al Cairo… Cercate il negozio tutto blu di Sassi Belgacem, straordinariamente ordinato nonostante la proliferazione di sacchi di riso e legumi secchi d’ogni tipo, perfetto per acquistare bustine di spezie magrebine e africane in genere, dall’anice al garofano, a\\’harissa (la salsa piccante), al famoso miscuglio raz el hanout (può contenere fino a cento spezie diverse e da alle tajine il loro profumo particolare). E poi tutto per il tradizionalissimo té verde alla menta, dal té stesso, sfuso, ai tipici bicchierini di vetro, alti e stretti con ricami dorati, fino alle teiere argentate magrebine. E ancora, l’acqua di rose e di fiori d’arancio per i dolcetti, e persine l’henne.
PEPE POSTMODERNO
L’épicerie de Bruno
30 me Tinquetonne, 2ème
Annidata fra un laboratorio di piercing e una giovane crea-trice di moda, l’épicerie di Bruno rappresenta l’interpreta-zione più attuale della rivendita di spezie. Nipote di farmacisti, questo ex manager dinamico e sorridente dall’anima vagabonda ha scelto, per piacere e interesse, di riconvertirsi alla vita di bottega. La sua si trova in una zona alla moda, vicino alla vivacissima rue Saint-Denis, popolata di ne-gozietti modaioli e giovanili. E infatti anche il suo negozio è sobrio e raffinato, minimal e zen, con confezioni curate e nel contempo essenziali. Poi, però, non si risparmia sulla sostanza: perché se Bruno ha scelto questo mestiere, è anzitutto per passione dei prodotti, per amore della ricerca del buono, anzi dell’eccelso, per poter parlare di persona con chi produce, assaggiare, e infine per ripescare tante piccole gemme del mondo da proporre ai clienti parigini. Così, oltre a un lungo elenco di fiori, erbe e spezie, troverete da Bruno un paio di specialità non proprio facili da scovare altrove, come il sale rosa dell’Himalaya, o quello rosso o nero, colorato di lava, delle spiagge hawaiane. Ma è sul pepe che Bruno da il meglio di sé. È il prodotto che preferisce e che reputa più eticamente corretto: il pepe è raccolto in quantità minori rispetto al sale, per cui non coinvolge mai lavoro minorile. E quindi via ad annusare un’infinità di grani di pepe, a distinguere fra quelli «veri» (come il pepe nero del Kerala, quello di Tellicher-ry o del Sarawak) e quelli «falsi» (frutti e bacche essiccati, come il pepe di Sichuan o il pepe rosa i quali, non appartenendo alla famiglia botanica del pepe ed essendo apparsi storicamente come sostituti, sono meno pregiati e meno cari). Per accorgersi, alla fine, che tutti hanno aromi e accenti assolutamente diversi. Senza citare i 17 tipi diversi di peperoncino, con altrettante origini, spiegazioni e ricette.
Il bello dell’épicerie è che si curiosa fra gli scaffali e soprattutto si ascoltano storie di luoghi, persone, ricette, poi condensate nella bustina di carta marrone che ci si porta a casa. Approfittate anche per acquistare lafève tonka, quella fava scura venuta dal Sud America che ha il profumo della mandorla e del fieno, perfetta da abbinare alla vaniglia e ultimamente tanto apprezzata dai pasticcieri di grido.




December 19th, 2007 at 9:51 pm
sono stato a parigi poco tempo fa e concordo. j’aime l’épicerie!