Viaggio al CERN

Il nostro viaggio comincia 5 minuti prima, quando ci siamo accorti che avevo la fotocopia del documento di identità, ma l’originale era rimasto dentro lo scanner del Bedo.
Accensione rapida del motore, partenza in direzione inversa al punto di ritrovo!
Ore 8.58 al supermercato Diamante di Cattolica si aspettava solo il mio arrivo, piccolo particolare, il nostro pullman non è ancora arrivato!
Un GT Superturismo color lilla accosta a fianco della piazzola, scatto repentino per accaparrarmi il posto con il tavolino!
Baci e abbracci e si parte!
Piovono fiches sull’improvvisato tavolo verde, lasciato il memory alle spalle il dna pokerancora energe sottopelle, 3 mani di heads up ed è playier out.
Prime impressioni di viaggio:
- Senza iniziative personali si soffrirà la fame, il menù convenzionato comprende raclette o fonduta al formaggio.
Il mio stomaco sta già languendo!
Ore 11.00 cambio autista all’autostazione di Bologna, salutando euforicamente leccandosi i baffi entra nel bar della stazione di servizio:
- Invidia!
Ore 11.30 autogrill quasi deserto, primo missdeal, al posto di un caffè marocchino mi preparano un cappucino, sarà una vacanza all’insegna delle sorprese!?
Marocco dal sapore intenso con retrogusto di cacao pervade le mie papille gustative; estasi, buon umore, illusoria padronanza del futuro, consapevolezza di esser re del presente.
Ore 13.00 Budweiser e pasta al pomodoro euro 6,70 relax take it easy! Case coloniche, ettari di verde terra, ciliegi in fiore sono il panorama di un pranzo consumato sotto gli alcolici effetti di mp3 sparati nel cervello.
Ultimo a rispondere all’appello sguardi impazienti mi squadrano dall’alto in basso; fuori dal finestrino case aggrappate su muri scoscesi, miracoli della geometria architettonica.
Pausa paglia e caffè alle ore 17.00, ultimo bastione prima di entrare in territorio francese, la Val D’Aosta è alle spalle, vette stagliate di bianco, onirico corollario di un giorno festivo.

continua…



 Il viaggio delle Farfalle Monarca

 Farfalla Monarca

C’è un luogo sulla terra dove si può stare in silenzio ascoltando il battito di centinaia di milioni d’ali di farfalle, un bosco di pini ricoperto di nero e arancione.

Sono i colori delle farfalle monarca, che per arrivare fino al Santuario de Mariposas El Rosario (mmonarca@conanp.gob.mx), quasi al confine tra gli Stati del Michoacàn e del México, hanno volato per oltre 4000 chilometri, dal lontano Canada e dalle Montagne Rocciose. La monarca non può sopravvivere all’inverno del Nord America e alla fine dell’estate emigra verso sud. Non ci sono altre specie di farfalle che compiano una migrazione così lunga ben due volte in un anno, un viaggio più simile agli spostamenti di balene e uccelli. A differenza di questi, la monarca viaggia una sola volta nella sua breve vita e nesuna generazione completa l’intero ciclo.

Le farfalle arrivano al Santuario, dichiarato Riserva especial de la Biosfera, tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre per permettere agli insetti di cominciare il letargo. A fine marzo (data ideale per la visita) le monarca si risvegliano, si accoppiano e le femmine gravide migrano verso nord.

Il grasso è il carburante per la loro sopravvivenza; nessun ricercatore è ancora riuscito a spiegare come facciano a conservarlo fino al volo di ritorno. O come ritrovino i boschi del Messico senza esserci mai state prima.

Per visitare la riserva del Rosario o El Campanario (una delle due aperte al pubblico) conviene rivolgersi all’ufficio del turismo di Morelia (te.443.3128081)



 Connemara e i pony d’Irlanda

Connemara Trails

Se tutta l’Irlanda è selvaggia, il Connemara è sicuramente il suo angolo più selvaggio. Lo scriveva nel 1881 Paul Bourget, romanziere e saggista francese. E’ passato più di un secolo da allora, ma poco è cambiato. In questo pezzo di terra a nordovest di Galway la natura non è mai stata addomesticata dall’uomo. Sulla costa, le rocce scure strapiombano nell’oceano Atlantico. All’interno, le montagne si alternano a laghi e torbiere. Impossibile fare l’identikit di un posto del genere: perchè sole, pioggia e vento ne cambiano continuamente i connotati e i colori. Quando la luce riesce a farsi strada tra la coltre di nubi, accende all’improvviso il verde dell’erba e delle felci e il rosso delle siepi di fucsia. La gente (poca) che vive qui è aspra, ma schietta. Gente di brughiera. Come Willy Leahy, che non si toglie mai dalla testa il suo cappellaccio di feltro sformato. E’ una personalità, nella zona. Fino a 35 anni fa, faceva quello che fanno in molti da queste parti: allevava cavalli. Per la precisione, pony di razza Connemara: animali da sella, perfetti per i lavori agricoli, robusti e infaticabili, di buon carattere. Ma Willy aveva la vista lunga. E quando si è accorto che cominciavano ad arrivare i primi turisti a Galway, gli è venuta un’idea: portarli a spasso per la contea con i suoi pony.

Detto e fatto: è bastata una decina di volantini scritti a mano e distribuiti nelle pensioni e negli alberghi della città per ricevere il primo “ingaggio”. “Mi ha chiamato il direttore del Great Southern Hotel, per dirmi che un gruppo di 26 francesi voleva fare un escursione a cavallo sulle montagne”, racconta. Willy possedeva solo una decina di bestie e sei selle, ma non si è scoraggiato. Ha bussato alla porta dei suoi amici e ha messo insieme quello che gli serviva. Così è cominciata l’avventura della sua Connemara-Trails, che ora è diventato un centro equestre conosciuto da molti appassionati.

Oggi Leahy e i suoi figli passano le giornate a portare a spasso i turisti. Ma lo spirito è rimasto quello di una volta. E lungo i sentieri percorsi mille volte, i capricci della natura impongono di procedere con prudenza. L’esperienza di Willy è indispensabile. Difficile orientarsi tra i boschi, gli acquitrini, le piste battute dalle mandrie di mucche e trasformate in pantani. Lui sorride, racconta aneddoti, mostra quali sono gli appoggi migliori per i cavalli, quando tocca procedere sulla roccia bagnata o si sprofonda nel fango. I pony obbediscono docili. Si caracolla sulle loro schiene senza paura, perchè le gambe quasi sfiorano il terreno.

“Quando arriveremo sulla costa”, promette Willy, “allora comincerà il vero divertimento. Si potrà finalmente galoppare”. Non si sente la fatica, anche se le ore passano: davanti agli occhi, i panorami sono sempre nuovi. E la natura è padrona incontrastata: niente case, niente chiese, niente fattorie. Come se l’uomo avesse rinunciato a lasciare le sue tracce. Forse l’unica costruzione degna di nota del Connemara è l’abbazia di Kylemore, una residenza vittoriana in stile neogotico costruita da un ricco commerciante di Liverpool nella seconda metà dell’800, in riva a un laghetto bordato di rododendri, nella zona tra i monti Twelve Bens e i monti Doughruagh.

Finalmente si arriva sul mare. I pony si muovono con agilità sulle rocce che lambiscono l’acqua. Il profumo di iodio è intenso e gli spruzzi colpiscono il viso. Willy sorride sornione, davanti agli sguardi perplessi che lo interrogano: ma non doveva esserci una lunga spiaggia per galoppare, qui? Take it easy. Adesso è il momento del lunch. Sempre lo stesso, ma lo si potrebbe mangiare all’infinito. Non è quasi concepibile desiderare altro, in questo posto e in questo momento: pane a cassetta, grandi fette di prosciutto e di tacchino, formaggio cedar e formaggio irlandese bianco, pomodori, lattuga. Senape e maionese sono immancabili, così come il tè e i biscotti. Willy se la prende comoda, ci mette anche una pausa per il relax.

Ma sa il fatto suo. Infatti, dopo un pò, ecco che l’acqua comincia a ritirarsi. E’ l’ora della bassa marea. Come per incanto, le rocce lasciano posto in pochi minuti a una distesa di sabbia bianca: è il momento di lanciare i cavalli al galoppo. Ogni tanto, in certi punti, bisogna alzare le gambe per non bagnarsi: ma la corsa è quanto di più entusiasmante si possa immaginare. Unico rimpianto: in questo periodo la marea non consente di raggiungere in sella la Finish Island, un isolotto poco lontano dalla costa, un tempo abitato da una comunità di cui restano come tracce i ruderi delle abitazioni.

La galoppata scalda il cuore e il sangue. L’acqua che lambisce le gambe non sembra neppure tanto fredda. Qualcuno spinge il pony più al largo, fino a farlo nuotare: il cavallo e il suo cavaliere ondeggiano allora leggeri, come senza peso. E mai come in questi momenti ci si sente davvero tutt’uno con la natura.

Sono ormai le sette di sera, quando si rientra in albergo. Resta il tempo per una doccia veloce prima di cena. E dopo, tutti al pub: tra una Guinness e l’altra, le amicizie nate in sella  acquisiscono sfumature più intime. Le emozioni della giornata diventano confessioni sulla propria vita. Poi tutti a nanna. Domani mattina, il clacson del Land Rover di Willy chiamerà a raccolta per una nuova avventura e prima di partire, bisogna trovare anche il tempo di controllare i ferri dei cavalli e ripulire un pò gli animali dal fango!



 Il Top della cucina regionale in Italia

 Tajarin e agnolotti

Regione che vai cucina tipica che trovi, compariamo il servizio, le portate ed i prezzi dei più rinomati ristoranti d’Italia!

 

Piemonte

 

Priocca, circondato da immensi vigneti, è uno dei tanti borghi sulle colline tra Langa e Roero dove, inevitabilmente, si mangia benissimo. Proprio nel centro del paese, in una tipica casa piemontese solida e accogliente, c’è questo ristorante che amiamo per tanti motivi: la grande cucina, la classe, la modestia e non ultimo la convenienza. Dai Corsero (che lo gestiscono dal 1956) si viene per gustare la miglior cucina piemontese: per il famoso fritto misto c’è una lista d’attesa di oltre mille persone, il che significa dover prenotare con tre mesi d’anticipo. Il locale è gradevole, ben ristrutturato e sobriamente elegante con diverse salette, caminetti e tavole ben apparecchiate. In sala il titolare ci accompagna sornione, discreto e cortese, nella scelta del menù:
- Funghi e tartufi, tajarin e agnolotti, arrosti e dolci al cucchiaio sono accompagnati dai vini del Roero.
“Il Centro” si trova in via Umberto I n°5, a Priocca (Cuneo) tel. 0173.616112
Giorno di chiusura: martedì
In media un pasto completo costa circa 45-50 euro

Toscana

 

Un indirizzo sicuro e molto apprezzato tra le tante proposte gastronomiche di Firenze. Prende nome da un antico piatto a base di rigaglie di pollo questo ristorante sempre molto alla moda, che si definisce anche trattoria, caffè, teatro, negozio: Cibreo è uno stile gastronomico, in cui convivono ambiente elegante (siamo nelle belle sale di un palazzo d’epoca), servizio giovane e spigliato e piatti della tradizione toscana.
Fabio Picchi da anni si ispira direttamente alla cucina familiare e quotidiana, nel declinare a voce il menù giornaliero, fedele alla migliore tradizione toscana e fiorentina. In tavola i classici della cucina “storica”, ricca di odori e aromi inconfondibili: passato di peperoni gialli, zuppa di cavolo, fegato lardellato, pappa col pomodoro.
Indispensabile prenotare con largo anticipo!
Il Cibreo si trova a Firenze in via del Verrocchio 8/r, tel. 055.23411100
Giorno di chiusura: domenica e lunedì
Un pasto costa in media 60-65 euro

Emilia-Romagna

In Emilia la grande cucina si celebra spesso nei retrobottega. E Giusti è il retro di una gloriosa salumeria, la più antica d’Europa (1598), nel centro storico di Modena. L’ingresso dell’osteria (gestita dalla famiglia morandi), premiata con stelle, cappelli e forchette dalle principali guide, è in un vicolo chiuso (vicolo Squallore 46), ma l’accesso diretto dal negozio (dopo adeguati acquisti) è certamente più suggestivo. La straordinaria qualità degli affettati e dei formaggi è il punto di forza del locale, dove si va per assaggiare i classici della cucina emiliana: gnocco fritto e salumi tipici, tagliatelle al guanciale, maialino al forno.
Aperto a mezzogiorno, la sera apre una o due volte la settimana, da martedì a venerdì, per gruppi di almeno 18 persone (lunga lista d’attesa e spesso, clienti vip). A pochi metri, all’imbocco della piazzetta San Giorgio, c’è la Caffetteria (ora non più dei Morandi) con tavolini all’aperto dove consumare piccole cose con gusto.
Hosteria Giusti si trova a Modena in via Farini 75, tel 059.222533
Giorno di chiusura: domenica e lunedì
Un pasto costa in media 60 euro

Lombardia

In un borgo sperduto della campagna lombarda, in una solida e bella cascina, si trova una delle massime espressioni della cucina italiana, dove dal 1925 si preparano piatti della tradizione locale.
Superstellato e premiato da tutte le guide, Dal Pescatore è un indirizzo memorabile, da provare per il garbo e l’abilità con cui i coniugi Santini (Nadia ai fornelli, Antonio in sala) sanno interpretare le ricette più classiche. Questa famiglia di colti e curiosi ricercatori ha infatti trasformato l’osteria, in cui la nonna cucinava i pesci pescati dal nonno, in un vero museo del gusto, in cui trovano posto anche i grandi classici della tradizione lombarda, affidati ancora alle esperte mani della nonna. Ecco dunque i memorabili tortelli di zucca (filologica citazione della cucina contadina di questa Bassa), gli agnolini in brodo, il gras pistà, la frittata con le erbe, lo stracotto di cavallo e l’anguilla alle braci, cui si affiancano piatti più moderni, sempre legati alla terra d’origine.
Prenotazione obbligatoria.
E’ membro del Le Soste.
Dal Pescatore si trova a Canneto sull’Oglio (Mantova) in località Runate 17, tel. 0376.723001
Giorno di chiusura: lunedì, martedì e mercoledì a pranzo
Un pasto completo costa dai 100 ai 150 euro

Puglia

Al confine tra la Valle d’Itria e il Salento, terra di antica transumanza e tradizioni gastronomiche consolidate nei secoli, s’incontra una Puglia quasi iconografica fatta di trulli, ulivi e muretti a secco.
E una masseria che ne sintetizza l’essenza, immersa nel verde e nella tranquillità della campagna. E’ qui che Antonella Ricci, membro dell’associazione Jeunes Restauraters d’Europe e docente all’Alma di Colorno, gestisce il ristorante di famiglia con la sorella Rossella, sommelier, e il marito Vinod Sookar. Propone una cucina di alto livello, erede di quella “modernamente tipica” del padre Angelo Ricci. L’attenzione all’evoluzione della gastronomia, alla cucina regionale ricca e varia è premiata da tutte le guide di settore, che esaltano il recupero dei piatti e degli ingredienti della tradizione: l’agnello, il grano, le verdure, il baccalà.
In un ambiente arredato con elegante semplicità, ecco gli impeccabili piatti tradizionali a base di ortaggi e legumi, di paste fatte a mano e di carne d’origine rigorosamente locale: zuppa di cicerchie al grano pesto, fiori di zucchine ripieni di ricotta di capra, tagliolini ai funghi di pineta, cosciotto di capretto con patate cotte sotto la cenere. Un mondo tutto da scoprire scegliendo alla carta o attraverso un ricco menù degustazione, durante l’estate servito anche in giardino, all’ombra del piacevole pergolato.
Al fornello - da Ricci si trova a Ceglie Messapica (Brindisi) in località Montevicoli, tel. 0831.377104
Giorno di chiusura: lunedì sera e martedì a pranzo
Un pasto completo costa dai 60 ai 70 euro

Campania

Un indirizzo da provare, soprattutto nella bella stagione, quando il locale si prolunga all’esterno con i tavoli disposti sui gradoni della rampa che conduce alla Marina Piccola. Le emozioni non mancano neanche nel resto dell’anno, non fosse che per l’ambientazione suggestiva. Siamo, infatti, tra i vicoli di Sorrento, all’interno della cantina dell’antico convento di Sant’Antonino. Il vero punto di forza di questo raffinato locale è la cucina - sicuramente la migliore della città - che propone vivaci riletture delle ricette tradizionali e piatti che cambiano ogni giorno, secondo la disponibilità delle materie prime (la freschezza è un imperativo morale di patron Peppe). Tra le specialità, la treccia di Sorrento e gamberoni su salsa ai capperi, olive e pomodori del pendolo, i paccheri di Gragnano al ragù di scorfano piccante e in primavera il trancio di ricciola al limone e aneto con insalatina di asparagi e sfusato di Amalfi. Oltre alla carta, è possibile scegliere tra due menù: “della tradizione” (di carne) a 48 euro e “degustazione” (di pesce) a 55 euro.
Il Buco si trova a Sorrento (Napoli) in via II Rampa Marina Piccola 5, tel. 081.8782354
Giorno di chiusura: mercoledì
Un pasto costa in media tra i 50 e 70 euro



 Bere Tocai in Friuli Venezia Giulia

 Tocai friulano

Quel matrimonio non s’aveva da fare. Se la contessa Aurora Formentoni, nel 1632, non avesse sposato il conte magiaro Adam Batthyany, portando in dote “vitti di Toccai 300”, non ci sarebbe stato il grande scippo. Almeno, stando alla “difesa” italiana. E invece dal marzo 2007, il Tokai sarà solo ungherese, mentre sulle etichette del grande bianco del Nordest si dovrà lavorar di bianchetto: solo “Friulano”, non più “Tocai friulano”. Spiegare che la qualità è la stessa non sarà facile. La storia della dote è emersa dall’archivio dei Formentoni nel 2000: non è bastata. O forse era tardi, per ribaltare una sentenza già scritta. A nulla è valso dimostrare che nel Collio l’esistenza di una collina e un borgo chiamati Tokajer è attestata da mappe militari austriache del 1763 e che mappe napoleoniche del 1811 comprendono un rio Toccai a San Lorenzo Isontino e una collina coltivata a vigneto con lo stesso nome. A nulla è valso ricordare la differenza tra il vino ungherese e quello nostrano.
Un matrimonio che si è concluso con una sentenza di annullamento: di una delle due parti.



 Centro benessere Thaermae del Forte

 Thaermae del Forte

Sensazione magica. Il corpo entra nell’acqua e lentamente scompare, avvolto nel calore denso e bruno dell’olio di mare. Un liquido remoto, d’altri, dove poter rinascere una seconda volta, tante volte, e a ogni passaggio, a ogni immersione la mente scivola via, senza peso, senza confini. Libera di tornare alle origini, a quella sensazione di serenità e di protezione che ognuno di noi ha sperimentato ma che pochi sanno recuperare, tanto siamo distratti e soffocati dalla confusione e dalla fatica di tutti i giorni. Ed è così, con questa voglia di rompere il nostro isolamento, che dovremmo avvicinarci alle Thaermae del Forte, meraviglioso centro benessere all’interno del Forte Village, già premiato per la nona volta consecutiva World’s Leading Resort.
Intorno è la natura splendida e incontaminata della Sardegna del sud, il suo microclima così speciale, la trasparenza dell’aria e dell’acqua. Alle spalle, diciassette anni di esperienza e un continuo perfezionamento nei metodi, nelle terapie, nelle strutture che hanno trasformato questa spa in un centro di ricerca dell’Università di Cagliari e sede del primo Master universitario di talassoterapia. Un luogo di eccellenza tutta mediterranea e mediterranei gli ingredienti di tale successo. Due alla base: il sale, in ogni sua possibile concentrazione, anche abbinato all’aloe e ai fanghi marini e l’acqua del mare, a varie temperature, ritmate nelle sette vasche del percorso, con una partenza a 38° e un finale, energico e frizzante, a 25°. Sette vasche, sette esperienze diversissime una dall’altra, sette note di un accordo per avviare un dialogo, intimo e sempre su misura, tra l’acqua e il nostro corpo. Chiedi all’acqua, verrebbe da dire, distenditi sulla sua superficie e ascoltala mentre ti parla delle sue origini e alla fine balla con lei. Un vero passo a due.
Ale Thaermae del Forte, dirette dal dottor Angelo Cerina, la chiamano la danza della vita e per sperimentarla basta varcare la soglia del centro, fermarsi sotto un patio che assomiglia a quello delle antiche ville romane, sentire il profumo dei limoni e porsi per un attimo la più bella e la più inascoltata delle domande: che osa desidero oggi, veramente? Non il superfluo, non qualche cosa da aggiungere sulla pelle ma, al contrario, un peso, una malinconia, una fatica, di cui liberarsi per splendere di nuovo. Cominciando, in questa giornata tipo, che si apre passeggiando sul mare nelle prime ore del mattino, con un profondo e delicatissimo gommage, naturalmente al sale, unito all’acqua di rosa, al miele e alla morbidezza della farina di ceci. Primo passo di danza, prima posizione: la pelle, questo limite chiuso e aperto tra noi e il mondo, torna a respirare. Più chiara, più luminosa. Pronta a ricevere i benefici delle vasche e delle terapie. Anzitutto i massaggi. E qui la scelta è un mare di sensazioni, di esigenze, di stili, ma soprattutto di “tempi storici” diversi. Dalla tradizione classica, dalla poesia mentale e fisica dell’ayurveda, dal “suo andare in silenzio all’origine dei pensieri”, alle combinazioni più moderne e innovative che uniscono culture, profumi, persino musiche di paesi lontani, dalla Cina all’Africa.
Punto d’arrivo e nome di battesimo di uno di questi trattamenti è “Anani”, in lingua swahili, pace. E pace qui, in un giardino che ricorda le favole dei misteri, tra oleandri, palme, ibiscus, pini secolari e ginepri, vuol dire, prima di tutto, purificazione da ogni eccesso. Eccessi di peso e ritenzione idrica, di stress e stanchezza, nel corpo e nella mente. Eccessi o situazioni di cambiamento profondo che ritmano il corso della nostra vita. Una gravidanza, per esempio, seguita da una remise en forme post partum. O ancora, una serie di impegni sportivi ad alto livello e allora in programma è una distensione psicologica e muscolare mirata e non è un caso se alle Thaermae “si rifugiano” i grandi del calcio internazionale e persino gli astronauti del Centro spaziale russo, alla ricerca di un mondo intermedio tra l’universo e la Terra. Oppure parliamo di menopausa e di nuovo sono gesti e cure dolcissimi per accompagnare il corpo in questa fase così delicata della vita femminile. Infine le vasche e i trattamenti della Thaermae del Forte offrono un aiuto decisivo per la cura dei disturbi del microcircolo, dell’osteoporosi e della psoriasi. Senza contare che il sale di magnesio, di cui sono sature le acque di questa spa, è un efficacissimo antiaging naturale. Da esaltare, abbinandolo a una serie di esercizi in palestra e a una dieta equilibrata ma saporita nel ristorante naturista delle Thaermae.
L’importante in ogni caso è rilassarsi e sentire il tempo che per una volta è dalla nostra parte. Quale, allora, la permanenza ideale in quest’angolo di paradiso? Minimo un lungo weekend, per una breve ma intensa pausa tra un impegno di lavoro e l’altro, da cogliere all’inizio di primavera fino alla fine di settembre. Poi, per i trattamenti più in profondità, una o più settimane soggiornando in uno dei sette alberghi e suite, che rendono unica la vita al Forte Village. Così dalle prime ore del giorno, quando a svegliare è il canto degli uccelli, alla sera, di nuovo alle Thaermae, quando è la luna a riflettersi nel cerchio magico delle vasche e tutto, dall’oscurità di velluto del cielo al calore dell’acqua illuminata dalle candele, è un invito a ritrovare il meglio di noi stessi.



 Viaggio al polonord!

 Polo Nord

Undici ore di emozioni. Sorvolando iceberg e dune di ghiaccio, lambite da un mare dall’azzurro cristallino. Puntare al novantesimo grado di latitudine nord, si può. In aereo. L’appuntamento è tra poco più di un mese, per questa rotta “regolare” a cadenza annuale inaugurata lo scorso maggio. Il booking è aperto. Si decolla da Dusseldorf il 1° maggio 2008. E’ qui dove Polarflug accoglierà i passeggeri a bordo di un Airbus A330 messo a disposizione dalla tedesca LTU international e pronto a ospitare 285 persone in quattro classi. Per una volta il prezzo non dipende dalla comodità della poltrona, ma dalla sua visuale. Per uno spettacolo senza precedenti.
L’Economy Basic, al costo di 555 euro, è l’opzione base viaggiando nella fila interna del corridoio, seguita dalla Economy Classic, vicino al finestrino ma sulle ali, venduta da 899 a 1099 euro. La Premium, lato finestrino prima o dopo le ali, costa da 1399 a 1699 euro. Infine la Polar Comfort, una business in cui si pasteggia a champagne, da 1999 a 2499 euro. I voli partono alle 8 del mattino da Dusseldorf e seguono una rotto variabile, secondo quattro diverse opzioni che i comandanti possono scegliere pur di garantire le migliori condizioni atmosferiche, senza nubi.
Il percorso, comunque, mantiene la traiettoria nordica, sorvolando la Danimarca, la Norvegia, Capo Nord, le isole Spitzbergen fino al Polo Nord. Il tritorno costeggia la sponda orientale della Groenlandia. Undicimila chilometri complessivi per questa autentica maratona visiva che dura dalle 11 alle 13 ore.
Il volo sarà accompagnato da ricercatori artici per intrattenere i passeggeri sulle peculiarità dei luoghi sorvolati!
Non manca qualche nota curiosa:
- Prima di imbarcarsi è bene portare con sé una giacca pesante, nel caso che le condizioni atmosferiche richiedano uno stop in un aeroporto – Logyearbyean (Spitzbergen), Thule e Sondre Stromfjord in Groenlandia – a latitudini non proprio tropicali. Si vola, difficile a credersi, con la benedizione degli ecologisti. Nella quota del biglietto è già inclusa una donazione che Polarflug gira a vantaggio di una società tedesca impegnata nella compensazione delle emissioni di diossido di carbonio che l’A330 di LTU rilascerà in atmosfera lungo il percorso.



 Caffè gratis a Tokyo | Ma, quanto costa un viaggio in Giappone!? |

 Apex Corporation

Trenta secondi: il tempo di uno spot. Ma anche quanto ci mette un distributore automatico a preparare un caffè.

In Giappone , la Apex Corporation, la più grande azienda di distributori di bevande calde, ha unito l’utile al dilettevole fornendo le “macchinette” di un display a 19 pollici.

In cambio di pochi secondi di attenzione il consumatore berrà gratis: il costo di caffè e cioccolata (0,50 euro circa) verrà coperto da chi fa pubblicità (non solo in video, ma anche sulle tazze di carta). Il progetto chiamato Medicafè è in via di sperimentazione in alcuni distributori di Tokyo: se funzionerà, sarà esteso a tutto il Giappone. Il giro d’affari dovrebbe aggirarsi sui 400 milioni di yen annui per un totale di 5-6 milioni di bevande consumate!

Ok il caffè c’è lo offrono gratis, ma quanto costa un viaggio in Giappone!?

Hisitaly offre voli low cost Roma Tokyo a meno di 500 euro, se volete viaggiare con Alitalia si sale a 599 euro, vi offrono il caffè prima di partire!



 Viaggiare in mare con il caicco

caicco

Una barca con un fascino particolare, del tutto differente dalle imbarcazioni tradizionali: questo è il caicco. Il bordo libero è molto alto e protegge dal mare, la linea dello scafo infonde una sensazione di sicurezza e di forza, la larghezza della coperta concede ampi spazi di vivibilità, le manovre non ingombranti permettono di spostarsi a bordo anche con la tela a riva. La vera differenza, riguarda l’assetto in navigazione a vela: quando si è di bolina o al traverso, con le imbarcazioni tradizionali si viaggia (in crociera) sbandati sino a 15/20 gradi; con i caicchi invece, si naviga a inclinazioni che raramente superano i 10 gradi. Ciò è dovuto alla combinazione tra la forma dello scafo e la posizione dei motori e dei serbatoi: entrambi fissati in chiglia (che nei caicchi è molto lunga e assicura un passaggio morbido sull’onda), abbassano il baricentro e fanno da contrappeso alla forza del vento, eseguendo la stessa funzione di pinna e bulbo in una barca tradizionale. Ne risulta una navigazione leggera, tranquilla e rilassante, adatta anche ai bimbi e a coloro che in barca soffrono un po’ il mal di mare.

Nelle acque “italiane” i caicchi sono poco diffusi, soprattutto perché le nostre imbarcazioni a vela derivano fondamentalmente dal diporto e dal mondo delle regate, mentre il caicco è una barca che nasce per il lavoro ed è stata in seguito adattata allo yachting. Se ne vedono molti nei mari della Turchia e della Grecia, ma spesso sono un po’ spartani e con una manutenzione piuttosto approssimativa. Trovare quindi buone barche da noleggiare nell’est del Mediterraneo non sempre risulta agevole, anche se navigare partendo, per esempio, dal porto turco di Bodrum, facendo rotta verso la Valle dei templi dell’isola greca di Kos, è una esperienza indimenticabile.

Il BelAir, con la sua andatura signorile, docile e romantica ci accompagna quindi verso Rodi, l’antico porto reso famoso dal Colosso scomparso, dove non può mancare una visita alla Valle delle farfalle. L’architetto e ingegnere danese che ha progettato questo splendido ketch – una persona estremamente colta, amante della musica e delle barche dal grande fascino – suggerisce di proseguire poi verso Marmaris e le sue città sommerse e giù, verso est, navigando nelle splendide acque della baia di Fethiye, fino a Göcek e alle case scavate nella roccia.

Se ci si accorge che il broker tende a “industrializzare” il noleggio e a sottovalutare o, ancor di più, a minimizzare le nostre esigenze, non bisogna esitare a chiedere alla compagnia, soprattutto se grande, di sostituirlo. Nel caso del BelAir, ci troviamo di fronte a un broker affidabile, molto preparato e attento anche ai particolari, come quello di far scegliere a priori tra tre livelli di cambusa in relazione alla spesa che si vuole sostenere e al gusto personale. In particolare, nel Mediterraneo dell’est, il nome delle pietanze e il modo di cucinarle sono molto differenti rispetto al Mediterraneo dell’ovest e questa formula permette di non incorrere in “disavventure del palato”.

Infine, sempre alla ricerca dei “posti magici” della barca, è molto evocatorio il divano posto all’estrema poppa: permette di apprezzare fin nei particolari il modo di limonare del comandante, la sua capacità di sentire  il vento e di portare ben trenta metri di barca. Gli amanti delle sensazioni forti e dotati di “piede marino” possono mettersi, se il comandante concede il permesso, a cavalcioni del bompresso: sembra di volare sull’acqua. Oltretutto il Bel Air, ottimamente rifinito con eleganza e maestria, è all’inizio della sua carriera nel mondo del charter ed è quindi in ottima forma.

Noleggiare un caicco costa 18.200 euro alla settimana nei mesi di luglio, agosto, settembre; 15.200 euro in maggio, giugno, ottobre, più APA, più eventuale mancia di gradimento.



 I paesi più felici della terra

 Vanuatu

Prendi il rispetto per l’ambiente, sommalo all’uguaglianza sociale e avrai lunga vita e felicità. La National Economics Foundation - gruppo di opinione con sede a Londra che si occupa di economia, ambiente e temi sociali - ha confrontato le risorse utilizzate in 178 Paesi del Globo con aspettative di vita dei rispettivi abitanti. Il risultato è l’Happy Planet Index, la classifica dei luoghi più felici al mondo. Al primo posto troneggia Vanuatu, arcipelago nel Pacifico meridionale, 1750 chilometri a est dell’Australia e 500 chilometri a nordest della Nuova Caledonia. Qui l’economia si basa su agricoltura, pesca e turismo, la spiritualità affonda le sue radici nel rispetto per la natura, nessuno dei 210 mila abitanti vuole guadagnare più dell’altro e vive soddisfatto con un Pil pro capite che non arriva a 3000 dollari l’anno. E sembra che siano proprio queste caratteristiche il segreto della letizia che regna tra gli isolani. Seguono nei primi posti della graduatoria, Colombia, Costarica, Dominica e Panama, nessuno dei quali ha la minima speranza di entra nel gotha dei G8, almeno in tempi brevi. A proposito di G8, gli Stati Uniti languiscono al 150° posto, dopo Bangladesh e Burkina Faso. Piò o meno a metà strada l’Italia, 66° posto. Se ne deduce che lo stile di vita del “primo mondo” non è sinonimo di felicità e che se non si impoverisce né si devasta la natura si può vivere bene e a lungo, proprio grazie ai frutti della terra. Tra i primi dieci in classifica imperversano i Paesi caraibici: panorama e climi tropicali, si sa, aiutano a combattere la depressione!